PICCOLA PEDAGOGIA IN MARE

Ci penso da tanto, lo elaboro e lo integro continuamente nella mia mente,

qui per esprimerlo, dargli parole e una forma da condividere.

Nella scuola di vela, nella scuola del mare esiste non tanto qualcosa di formativo, quanto di educativo, qualcosa che “tira fuori”, che fa esprimere. È a partire da questo presupposto che possiamo parlare forse di Pedagogia in Mare. Esiste un percorso che tratta di riabilitazione, di relazioni, di educazione, di conquista e di conoscenza di sé, e perché no, esiste anche una collisione con il lavoro educativo, non tanto come metafora ma come esperienza.

Un piccolo excursus storico può aiutare per intendere l’intenzione educativa dell’andar per mare: Una delle scuole di vela tra le più importanti in Europa è stata fondata nel 1947 da Philippe e Hélène Viannay, coinvolti con la Resistenza francese durante la Seconda Guerra Mondiale. Nasce come organizzazione no profit, una delle finalità di questa scuola è quella riabilitativa. Les Glénans è stato un luogo di accoglienza e di recupero per persone provate dall’esperienza della guerra; negli anni Les Glénans è diventata un modello di didattica innovativa.

Vivendo nelle isole Les Glénans, per procurarsi viveri e riserve nasce la necessità di viaggiare verso la costa Bretone, dunque vengono utilizzate imbarcazioni a vela; è in questo modo che ci si rende conto del potere riabilitativo della vela, del mare. Nessuno si è occupato di indagarne sperimentalmente gli effetti, le intenzioni, ma qualcosa ha funzionato, qualcosa è successo. Ora, non sarà mia pretesa indagarne pedagogicamente le azioni e le intenzioni, mi limiterò a dare forma e parola ai significati e a mettere in luce i parallelismi con il lavoro educativo.

STARE

Quando si è per mare si impara a stare, a stare nel posto in cui si è, nel momento in cui si è. Un qui ed ora a cui non si può fuggire, bisogna farci i conti, ed i conti solitamente li si fa con sé stessi. Immaginiamo ora il tempo della navigazione a vela: è chiaramente più lungo di quello che impiagherebbe un’imbarcazione a motore. Nella navigazione a vela non si accende il motore impostando la velocità e non si sa di preciso l’orario esatto in cui si attraccherà. Ci sono molte variabili che bisogna considerare: vento, maree, condizioni climatiche, luce… insomma c’è poco di prevedibile, ma ci si impegna per prevedere il più possibile, o almeno per risponderne in modo adeguato. Imparare a stare, in ogni condizione, in quantità di tempo non misurabili, è fondamentale, imparare a stare, nel luogo, nella situazione, con sé stessi, con la propria qualità del momento.

Per stare, per saper stare, è necessario, inevitabile anzi, sapersi ASCOLTARE.

ASCOLTARSI è una qualità irrinunciabile per stare bene nella propria pelle e per stare bene con gli altri. Sapersi ascoltare significa saper prendere le misure da ciò che ci circonda, dare una dimensione. Ascoltarsi è anche comprendere, ammettere a sé stessi, ed è anche dire, quando è necessario. Significa riconoscere parti di noi, che agiscono nel reale, saperle capire, gestirle. L’agito sul reale ha così valore di progettazione e di pensiero. È un agito pensato ed attivo.

Ascoltarsi, ma anche osservarsi, OSSERVARE.

OSSERVARE

È fondamentale, per chi va per mare, sapere osservare; osservare il tempo che cambia, osservare il comportamento della barca, osservare il mare, osservare le manovre, osservare gli altri. Il lungo tempo che prevedono le traversate è un tempo prezioso che ci può solo che arricchire perché avremo il tempo di poter osservare, e anche di imparare a farlo, con pazienza e distensione.

E dunque…AGIRE!

AGIRE

Imparare a fare, imparare ad agire, ad agire durante un’emergenza, durante un imprevisto, agire nel semplice gesto di andare, di fare, concretamente. Senza improvvisazioni, imparare ad agire una volontà, per arrivare ad una meta, avere in mente un risultato ed agire per ottenerlo.

Stare, osservare, ascoltare, agire sono qualità fondamentali dell’agire educativo. Sono capacità e competenze e come tali possono essere acquisite. Proporre esperienze concrete, in cui queste qualità emergano e vengano stimolate, questo è ciò cui una formazione per educatori potrebbe aspirare, esperienze che potrebbe arricchire le competenze educative.

A te, che mi hai fatto amare il mare, il vento, la libertà.

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