ACCOGLIERE E SOSTENERE LE FAMIGLIE AL NIDO: STRUMENTI E MOTIVAZIONI

Qual è il mandato del servizio educativo del nido d’infanzia? se è, come sostengono le linee guida di innumerevoli servizi, il benessere del bambino, allora non possiamo ignorare che il nostro compito, il nostro lavoro è anche in responsabilità alla modalità con cui pensiamo alle famiglie. Come le accogliamo? Che spazio gli diamo? (fisico e mentale) che cos’è la famiglia?

Riflettere su questi punti è fondamentale, per avere presente il significato del nucleo famigliare e per poi creare ed agire un’azione consapevole di sostegno ed inclusione di essa.

Uno dei compiti che implica il ruolo educativo all’interno della struttura del nido d’infanzia è il sostegno alle famiglie.

La famiglia deve essere considerata come nucleo multiforme e sistema policentrico. La famiglia in questo senso è composta da diversi individui, connessi tra loro, ognuno portatore di una propria storia. Accogliere la famiglia significa perciò accogliere ogni individuo che la compone, di conseguenza ogni storia

Perché non restino solo parole, slegate dalla pratica è bene mettere in luce alcune competenze fondamentali che possono essere utilizzate come strumenti per il sostegno alle famiglie.

Primo fra tutte c’è sicuramente l’ascolto. Saper ascoltare è una competenza, ed essa è fondamentale per avere la fiducia dell’interlocutore. Essere meritevoli della fiducia dell’altro richiede una condizione fondamentale: l’autenticità.

L’ascolto deve essere attivo: comprensivoempatico e non direttivo. Praticare l’ascolto attivo significa ascoltare, non solo con il senso dell’udito, ma anche con il senso della vista, stimolando tutto il corpo a diventare ricettivo, in modo da cogliere con maggior attenzione e fondatezza possibile la comunicazione non verbale dell’altro. Per fare ciò è importante ascoltare non solo quello che l’interlocutore dice, ma il modo in cui lo dice ed anche ciò che l’interlocutore non dice.

L’ascolto comprensivo deve essere effettuato con l’interezza della nostra persona, prestando attenzione in particolare alle emozioni dell’altro; questo tipo di ascolto è desiderio di comprendere realmente.

L’astensione al giudizio dell’altro è un’altra competenza fondamentale per l’educatore che vorrà porsi come sostegno alla famiglia .

L’astensione al giudizio preclude il riconoscimento dei propri pregiudizi, sociali, morali, personali. Significa perciò l’aver portato a coscienza il proprio sistema, la propria mappa del mondo, riconoscendola come propria, ma non come universale. Ognuno dentro di sé ha un proprio navigatore che lo aiuta nell’orientamento nel mondo e nelle relazioni; è fondamentale riconoscere che ogni individuo utilizza una mappa diversa dalla nostra, che dunque per comprenderla dobbiamo inevitabilmente abbandonare metaforicamente la nostra per aprirci alla comprensione dell’altro.

Se ciò non viene fatto, è molto facile cadere in errore. Alcuni esempi concreti che spesso troviamo nei servizi sono: far pesare l’assenza del genitore o la permanenza prolungata del bambino al nido, comparare l’altrui ruolo genitoriale al proprio, giudicare le modalità genitoriali.

“è ancor qui Tommaso? La mamma è a casa in smart working perché non se lo tiene a casa?”

“io appena esco da qui vado subito a prendere i bambini a scuola, mica come questa che se ne va dal parrucchiere!”

“povero bambino, sta sempre con la nonna, i genitori non ci stanno mai!”

“Signora, ma suo marito non era a casa a lavorare? Non viene mai a prendere il bambino!”

Esistono molti modi di essere genitori, saperli riconoscere, rispettarli, comprenderli, legittimarli. Questo è ciò che sostiene la relazione tra un genitore e un educatore.

Pensare ad un servizio che pone al centro le famiglie, con le loro diversità, le loro peculiarità è pensare ad una società che accoglie, che fa rete, crea una comunità. I valori fondanti di questa comunità sono l’ascolto, l’accettazione del “diverso da me”, il sostegno reciproco, il mutuo aiuto.

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