LASCARE ANDARE

Lascare, nella terminologia nautica significa allentare la presa di una cima. Il suo opposto è cazzare, tirare, al massimo. Si utilizzano i guanti per cazzare e lascare le vele, perché l’azione richiede forza e può fare male se non fatta bene, le cime possono bruciare le mani.

C’è poi un motto caprerino che dice “nel dubbio lasco, poi ricazzo”. È un piccolo suggerimento per i principianti, che ancora stanno prendendo le misure con il vento, la sua direzione, le raffiche e il governare la barca. E allora quando sono in mezzo al mare, magari fermi o incapaci di capire come mettere a segno le vele per raggiungere la meta, lascano randa e fiocco, osservano come si comportano le cime e le vele, brontolano? Sbattono? Si ammosciano? Si riempiono? Portano? A quel punto il principiante capisce più o meno da dove arriva il vento e riposiziona le mura, magari cazza un po’ meno la randa, va all’orza e cerca il vento, per ripartire. C’è una sensazione che precede la ripartenza, è una sensazione di stallo, lo scafo affonda il corpo vivo sull’acqua in maniera piena, il vento e la marea comincia a spostare lo scafo, c’è un momento in cui non si sta governando lo scafo, non lo si sta portando da nessuna parte. È uno stallo necessario per il principiante, ne ha bisogno per ripartire, al meglio. La ripartenza è lenta, prima che la barca prenda bene l’andatura e le vele siano messe a segno bene, ci vuole quella manciata di minuti di fatica.

Tenere cazzata una cima nelle proprie mani quando il vento è forte, fa male, richiede uno sforzo fisico gravoso, lascarla fa meno male, si lascia piano piano che la cima accompagni la vela e si lascia andare la presa.

In mare si impara molto di sé e sicuramente molto della vita. È vero che trattenere a sé è faticoso, a volte può far male e che, lasciare andare fa meno male. A volte è necessario lasciare andare, non trattenere più a sé. La vita ci propone continuamente occasioni in cui lasciar andare; un lavoro che non ci piace, un lutto, una separazione. Come affrontiamo questi momenti dice molto di noi. Lasciare andare non è mai semplice, c’è la sensazione di perdita di qualche pezzo, la malinconia di qualcosa che c’era, la paura del dopo, la sensazione del vuoto, lo stallo. Esiste però anche una sensazione di libertà e leggerezza intrinseco nel lasciare andare, è molto nascosta e molto piccola ma si sente prima o poi quando si è riusciti a lascare andare. C’è anche la sensazione di stallo, di fermezza, di paura, di impaccio prima di ripartire, ma si riparte, anche il più incapace principiante in qualche modo riesce a muoversi nella vita… e forse anche in mare.

 “Era così bella quell’andatura, la barca veleggiava veloce sull’acqua, 

ma è ora di cambiare mura,

 e forse anche rotta”.

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