C’è un prima del covid e un post covid.. oramai ci si orienta così.. tu sei parte della vita prima del covid, questo è certo. Sei parte della grande casa, della famiglia numerosa e incasinata, del viavai e delle urla, delle grandi risate, delle feste e delle delusioni, sei parte della casa con tante porte, aperte, chiuse, sbattute. La casa con nascondigli introvabili e silenzi distesi dove era facile sentire le tue fusa la mattina. Era la primavera del 2005, sei stata trovata in una scatola di cartone con i tuoi 3 fratelli, eravate destinati alla pressa con tutto il cartone, ma qualcuno si è accorto di voi; vi ha portati a casa il papà, lui aveva paura dei gatti (prima di conoscerti), avevate qualche giorno, 2 dei tuoi fratellini non ce l’hanno fatta, tu sei sopravvissuta, ti abbiamo svezzata, ti abbiamo tenuta, avevi i colori di tutti i tuoi fratelli. Ti ho scelto io il nome: Clotilde, come una principessa. E lo sei stata, sempre, delicata e dolce, saggia ed elegante… abbandonata nei rifiuti alla periferia di Milano, hai vissuto 16 anni ai piani alti della città. Mi hai fatto compagnia nei momenti più felici e in quelli più tristi, sono diventata grande con te, sono diventata adolescente, adulta, donna. Hai vissuto le trasformazioni della casa e della famiglia. Ora non ci sei più, a volte entro in casa e ti cerco, ti aspetto, mi siedo sul letto e tendo l’orecchio per sentire i tuoi passettini leggerissimi sulle scale, vedere il tuo muso che sporge dalla porta scorrevole. Chiudo ancora la porta di casa come se dovesse custodire un tesoro (tu) pronto ad evadere, incuriosito dal mondo.
Hai aspettato il momento giusto per andartene; hai messo la parola fine a qualcosa, che non ci sarà mai più; lungi da me mettere in atto l’esaltazione del passato (uno dei metodi più sicuri per essere infelici), solo conosco bene ciò che c’era prima, e ho un po’ di timore nello scoprire il dopo. ora sono qui, davanti ad un computer, a scrivere, a scriverti Clo. Le cose come vanno dopo questa pandemia? qualcuno sostiene stia finendo, tutto tornerà come prima? No, tutto va avanti come è sempre stato, è il flusso della vita. Tutto va avanti e si porta con sé le ferite, i traumi, le ansie e le angosce delle privazioni, delle limitazioni. Siamo cresciuti senza limiti, incoraggiati a sfondarli ove ci fossero, poi all’improvviso ci hanno chiuso dentro casa, e abbiamo aspettato di poter uscire come facevamo prima, per un po’ l’abbiamo anche fatto, ma poi ci hanno ancora limitati: coprifuoco, mascherine, green pass, ingressi contingentati, smart working, quarante varie, colori assurdi. Ci sono dei giorni che darei qualunque cosa per rivivere una giornata “normale”, “innocente”, ma non tanto per ciò che si faceva, ma per come mi sentivo. Libera, serena, felice, sicura. Con tutte queste limitazioni addosso, ti senti pesante, oppressa, senza via d’uscita. A volte vorrei scrollarmele tutte di dosso, urlare e via.
Come se questo non bastasse si è aggiunta una guerra, cara Clo, alle porte d’Europa. Il morale è basso sai, ma ultimamente mi è successo di parlare con qualcuno, che mi ha raccontato di un episodio drammatico ma estremamente esilarante: ho riso, tantissimo, ho sorriso per l’ora seguente pensandoci, e ho sorriso ancora di più a pensare che era successo. Ho riso con una spontaneità e una naturalezza che mi ero dimenticata. Allora ho capito che tutto ricomincia, diversamente si, ma ricomincia. Io ricomincio a ridere come ho sempre fatto, ad appassionarmi al mio lavoro e a nuove esperienze, a mangiarmi la vita, di bolina ovviamente. Mi sono ricordata di Pezzettino, il libro per bambini, e mi soro accorta che ci sono ancora tutti i miei pezzi con me, sono intera.
Ciao cara Clo.
