In questa circostanza imprevista, non abbiamo potuto prevedere, prevenire, anticipare e progettare per i nostri bambini il tempo che ora rimane sospeso. Il nostro lavoro, il lavoro educativo, si trova disarmato, perché il suo strumento fondante, la relazione, è stato proibito, negato, inibito. Una nuova sfida ci sta mettendo alla prova. Come operare? Cosa è diventato il nostro lavoro? rinchiusi nella solitudine delle nostre mura domestiche abbiamo solo la tecnologia che ci può tenere collegati, che ci può permettere di comunicare, di creare ponti. E anche qui, se di ponti ne abbiamo costruiti, grazie alla nostra voce, al nostro corpo, alla nostra professionalità, ora abbiamo una materia diversa per creare nuovi ponti (o ricollegarci a quelli vecchi), il pc, il telefono; videochiamate e telefonate, un materiale nuovo, che con qualche difficoltà, questo è legittimo, stiamo cercando di maneggiare, per creare.
A noi, che lavoriamo nei servizi per l’infanzia, a cui, purtroppo, poco ci è stato detto di come poter operare in emergenza, ci spetta una sfida nuova: realizzare, inventare, ingegnarsi per tappare i buchi, colmare le distanze, raggiungere i nostri utenti. Ora cosa possiamo fare? Come ci possiamo organizzare?
Per un educazione a distanza, sono utili e fondamentali cinque indicazioni. Si tratta di tracce da prendere come guida, per operare in modo coerente, consapevole ed educativo.
Essi sono la leggerezza, la gradualità, la cooperazione, la creatività e il benessere.
La leggerezza, ci aiuterà ad entrare nelle case delle famiglie con rispetto ed informalità, perché ora, tolto il luogo, l’asilo nido, la formalità viene meno. Dalle nostre case entriamo in quelle degli altri, siamo contemporaneamente in due luoghi, diversi, distanti, uno non lo conosciamo, e a vederlo, a sentirlo, a percepirlo ci può attivare qualcosa, ci può muovere sentimenti ed emozioni. Questa leggerezza che useremo per entrare nei luoghi degli altri porterà con sè delicatezza, sorrisi leggeri, conosciuti e confortanti. Questo è ciò che possiamo e siamo chiamati a fare.
C’è poi la gradualità, questa conosciuta! Sì, la viviamo e la applichiamo già nel nostro lavoro quotidiano, siamo abituati ad entrare in relazione con gradualità, passo a passo, con discrezione, creando connessioni, ponti, incontri, affetti, fiducia. Ora questa capacità la applicheremo nel nostro nuovo lavoro. In modo lento e paziente, ci metteremo in ascolto, dovremo stare ancora più attenti però! ora manca il corpo, mancano i gesti, mancano gli odori, mancano anche gli sguardi, perché filtrati attraverso uno schermo, lo sappiamo, lo abbiamo provato, non è la stessa cosa. E allora pian piano, andando per piccoli step, accoglieremo e ascolteremo, in un luogo sospeso, che sta tra noi e l’altro, un non definito, un creativo nuovo, forse immaginato, forse vuoto da riempire.
La creatività poi ci aiuterà, ci aiuta sempre. Anch’essa è ben conosciuta per chi è del mestiere, ma forse a volte, complice il tarlo dell’abitudine, dimenticata. Ma noi che maneggiamo la materia più ispirativa, l’infanzia, possiamo trarre da essa nuove idee e iniziative. Il genio infantile ci può sollevare, svegliare e regalare ispirazione. Chissà che non siano i genitori e i bambini a donarci nuove soluzioni alternative. Cooperando tutti insieme in un nuovo disegno che sa di unione e collettività.
La cooperazione dunque, anche questo strumento (a noi conosciuto) ci aiuterà. Lavorando insieme, in una nuova rete, tesa a sostenere i bisogni e le necessità che le famiglie stanno affrontando ora. Un team esteso, forse un po’ più liquido, meno rigido e formale, che ci permetterà, nel mutuo aiuto, di esserci e sostenere.
Tutto ciò è teso al mantenimento e alla realizzazione del benessere dei bambini, i quali avranno bisogno del nostro aiuto per affrontare, vivere e superare con il buon umore questo periodo senza timer. Al centro del nostro lavoro non c’è forse questo? La realizzazione del benessere del bambino. È bene ricordarselo e tenerlo a mente come obiettivo fondamentale.
Infine, sappiamo che esiste una diretta connessione tra la relazione e la conoscenza. È infatti grazie alla relazione che si conosce il mondo, che si conosce sé stessi. Dunque le relazioni, anche se in forma alternativa, vanno sostenute e incoraggiate, anche all’interno del nucleo famigliare. I racconti, la parola, le storie possono essere gli strumenti alternativi per una forma relazionale e conoscitiva. Perché la conoscenza è trasformazione ed è anche il motore di tanto, materia di scoperte.
