Un incontro.
Ho conosciuto M a Ottobre, io nuova, lei al nido da Gennaio.
M domani finisce il suo percorso, ha fatto un anno di servizio civile. Ha scelto il nido. Dice che dopo il liceo non voleva iscriversi in università, non le piacciono i libri, sembra credere di non essere portata allo studio; ed ha scelto di fare questa esperienza.
Di M colpiscono sicuramente gli occhi chiari e il musetto da cerbiatto, ha la faccia pulita, come la ragazza della porta accanto (la versione bella); è alta, fisico longilineo, nel fiore dei suoi 22 anni. È alla mano, ma mai fuori luogo, è diretta ma mai invadente od arrogante, è spontanea mai impostata. Impossibile non volerle bene.
M ha deciso di iscriversi a scienze dell’educazione, sicuramente in forze di questa esperienza. Un giorno mi ha detto che stava leggendo un libro di Bowlby e che ne era presa, ci trovava tantissimi riscontri sul reale, sulla relazione mamma-figlio. M è anche intelligente, e sveglia. Ha quel qualcosa che non si può acquisire dai libri o dalle lezioni di università. M guarda le persone, i bambini, ciò che la circonda, vede . Ha una sensibilità emotiva che è data e che, sono sempre più convinta, non si possa acquisire in università o leggendo un libro. M sa stare, sa stare dov’è, sul qui ed ora. Sì, è giovane e c’è il giorno che ha la testa altrove, è umano.
Chi fa questo lavoro lo sa, è inevitabile entrare in relazione, sottrarsi alla conoscenza è impossibile, mettersi in gioco è dovere. Certo, c’è anche chi non lo fa e sono dell’opinione che siano le persone che hanno sbagliato lavoro, nel caso del lavoro di cura.
Ho lavorato con molte educatrici, ne ho incontrate di fantastiche, da stimare, da cui imparare, di cui esserne amica. Mi è capitato anche di lavorare con educatrici che si lamentavano tutto il giorno, che volevano essere altrove, che non vedevano l’ora finisse la giornata… quelle che hanno sbagliato lavoro insomma! Non si può dire che M sia un’educatrice (per via di quel pezzo di carta) ma per una buona parte lo è, almeno per me. Ha quegli ingredienti fondamentali per funzionare sull’educativo. Vede l’altro, si mette in relazione, nonostante (o forse proprio per ) una storia personale faticosa, è autentica, ironica, cerca e dona sorrisi, lascia che si affezioni l’altro, lo sa accogliere, ascolta, sente. Ma soprattutto M è curiosa, ha sete, di vita, e questa è una cosa bellissima, che si respira e fa bene.
Un giorno M ha detto che una delle cose che si porterà via da questa esperienza è che ha imparato e visto che i bambini “sentono, vedono e capiscono l’adulto”. Pensare che alcuni adulti questo non lo sanno, anche se hanno bambini, è impressionante. Quante volte i bambini non sono visti? Non sono riconosciuti come individui differenti, come persone… quante volte sono spesso considerati “solo dei bambini” (e qui dentro ci sono negazione di una vita emotiva, di sentimenti etc..)? Il punto è: M ha visto e capito questo piccolo concetto, questa realtà; dunque basta un’esperienza di un anno al nido, mi sono chiesta, per capire questa cosa? Cioè, vale per tutti? Io penso di no. Penso che M abbia capito questo piccolo dato di realtà perché è connessa, al presente, all’altro, a ciò che succede intorno a lei. È quel qualcosa che la rende una bella e preziosa persona, quel valore aggiunto che la renderà un’ottima educatrice .
