LE COOPERATIVE (E NON SOLO) UCCIDONO IL LAVORO EDUCATIVO.

Il lavoro educativo è un lavoro che ha a che fare con le relazioni, con la presa in carico e con la cura. È un lavoro complesso e articolato che ha sfumature diverse a seconda del servizio e dell’utenza. È un lavoro con alto, altissimo rischio di burn out.

Il lavoro educativo non è un lavoro “alla moda”, non è un lavoro che promette grandi scalate di carriera, questo forse perché ancora legato ad un immaginario di solidarietà e beneficienza che un giorno apparteneva alle Opere pie (1890).

Ora sappiamo che per lavorare sull’educativo e con l’educativo, per formare, insegnare, educare, curare… è necessaria una formazione (universitaria). Se con la legge Iori i titoli universitari di educatore e pedagogista sono stati tutelati e hanno avuto un minimo di riconoscimento istituzionale, ora, ciò che manca è un giusto riconoscimento economico.

L’educatore è una professione. La sua realtà lavorativa è spaccata in due. Da una parte i dipendenti comunali o statali, con contratti a tempo indeterminato che prevedono tutti i benefit e i diritti di qualunque lavoratore dipendente, con uno stipendio netto che si aggira intorno ai 1.300/1.400 € mensili, dall’altra parte i dipendenti delle cooperative sociali, i quali hanno contratti molto labili e stipendi mensili che si aggirano intorno ai 900 € mensili. Mentre l’educatore del comune guadagna circa 10 € all’ora, lavorando 6 ore al giorno sull’utenza con altre ore di gestione sociale, l’educatore della cooperativa prende tra i 7/8 € lavorando su turni spezzati e senza ore di gestione sociale pagate.

La vita dei soci/dipendenti in cooperativa è una vita grama, per lavorare bisogna versare una quota di partecipazione, essere sempre disponibili per la cooperativa e sposarne i valori solidali, spesso lavorando gratuitamente o regalando il proprio tempo alla cooperativa. Se si firma un contratto per 35 ore mensili un anno, è possibile ritrovarsi l’anno dopo con un pacchetto ore dimezzato nonostante il tempo indeterminato.

Le cooperative non mettono soldi per pagare la formazione ai propri dipendenti, che poveri e stanchi diventano sempre più frustrati e meno soddisfatti sul lavoro.

Le cooperative non mettono soldi per pagare le giuste ore di supervisione sul gruppo educativo.

Il lavoro educativo è un lavoro così delicato e fragile che non può essere gestito da chi cerca di speculare. Ha bisogno di essere tutelato e assicurato. Non si può mortificare l’educatore e lo stesso lavoro chiedendo una giusta formazione ma retribuendolo una miseria. È ora che gli stipendi degli educatori vengano equiparati e bilanciati al costo della vita attuale, dando giustizia a questo lavoro e all’importanza che ha.

Molti abbandonano questa strada per trovare altri lavori, magari con retribuzione poco più alta ma con un minore rischio di burnout.

Non sono solo le cooperative che uccidono il lavoro educativo, questo è chiaro; la scala dei valori moralmente condivisi è cambiata, perciò lavori come l’insegnante e l’educatore, che non producono ricchezza monetaria, sono svalutati. Il prodotto che crea l’educatore del nido, della comunità, di sostegno, con l’anziano e così via, è un prodotto molto più ricco del denaro. Questo prodotto ha a che fare con le coscienze, con la cultura, la stimolazione, la motivazione. Deve essere un lavoro più tutelato.

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