M. CUORE E PLASTICA.

M frequenta una scuola materna in una bella zona di Milano. Qui i bambini sono per la maggioranza italiani, hanno un vocabolario abbastanza ampio, tate filippine, attività extracurricolari quasi 2/3 volte a settimana. M ha 3 anni, è uno dei più piccoli della sua sezione, ha occhi grandi quasi orientali un corpicino piccolo, un cromosoma in più e un pezzo di plastica all’altezza del cuore.

M è filippino, ha la sindrome di down e un bypass che permette la vascolarizzazione del sangue, all’altezza del cuore. M, non ha ancora controllo sfinterico, è ancora nella fase orale, lecca e mette in bocca qualunque oggetto. Non parla, fa solo versi gutturali. Con M bisogna stare attenti che non cada in avanti, c’è il rischio comprometta il funzionamento del bypass.

È il primo giorno che passo nella classe di M Lui è sempre sorridente e affettuoso, com’è tipico per chi ha la sindrome di down. Mentre i suoi compagni sono impegnati i mille giochi, lui sta in disparte a leccare gli oggetti, li esplora tutti…salta di qua e di là, e ad ogni salto salta il cuore alle maestre, ma lui sorride, comunque. A pranzo mangia letteralmente girato verso le maestre, guardandole tutto il tempo, con sguardo interrogativo. Al sonno si addormenta con il respiro pesante e si sveglia tutto sudato. 

M è fragile come il cristallo, un passo fatto male lo può portare al pronto soccorso, una leggera linea di febbre metterebbe in allarme tutti. Coccolare M significa incontrare il suo pezzo di plastica vicino al cuore, mentre lui il cuore te lo tocca appena incontra il tuo sguardo, sorridendo, mentre infila in bocca il pollice per consolarsi e addormentarsi.

Non c’è molto da  dire su M, se non che… dovreste incontrarlo.

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