QUALE FUTURO PER GLI UOMINI DI DOMANI? IL PERCHÉ DELL’ASSENZA DI FIGURE EDUCATIVE MASCHILI NEI SERVIZI EDUCATIVI E COME INCIDE.

La figura dell’educatore al maschile è ormai latitante nei servizi educativi, ancora di più se consideriamo i servizi per l’infanzia. Gli asili nido come le scuole materne e le scuole elementari non hanno docenti uomini, e quei pochi sono rari, rarissimi e preziosi. Assistiamo forse ad una genderizzazione del lavoro educativo? Come mai gli uomini non vogliono fare questo lavoro? Come mai gli uomini iscritti ai corsi universitari di scienze dell’educazione o della formazione primaria sono pochissimi? La risposta sta nel genere? Oppure è una questione culturale?

Perché  sono le donne, secondo l’immaginario comune, a ricoprire ruoli nei lavori di cura?

Possiamo forse tentare di riassumere i perché più comuni dell’assenza maschile nel lavoro educativo:

  • Riconoscimento istituzionale basso del profilo di educatore professionale. Le istituzioni, il mondo politico e sociale non riconoscono per primi il valore e il fondamento di questo lavoro.
  • Riconoscimento sociale basso del profilo di educatore. Sembra essere socialmente più accettato un uomo che fa l’avvocato piuttosto che uno che fa l’educatore. La posizione sociale conta, oggi più che mai, è un biglietto da visita. Spesso veniamo ricordati più per il lavoro che facciamo che per il nostro nome di nascita.
  • Remunerazione economica bassa. È molto più comune che un uomo ambisca a guadagnare bene, poiché siamo legati ancora ad una mentalità abbastanza patriarcale dal punto di vista economico. La donna in questo senso, la vediamo più remissiva ad accettare un lavoro remunerato poco ma che “piace”. Perché è ideale comune pensare che alle donne “non pesi” prendersi cura di…perché pensiamo che sia qualcosa di “innato”(baggianate).
  • Pare che tra uomini faccia meno “uomo” (maschio) fare un lavoro di cura. Proprio perché la cura la intendiamo come una qualità, una materia più femminile, l’uomo educatore sembrerà più femminilizzato, meno virile agli occhi di qualcuno (povero stolto!).
  • Manca il coraggio! Le scuole sono tutte al femminile: bidelle, responsabili, coordinatrici, educatrici, cuoche … pensiamo alla difficoltà di un uomo a relazionarsi con un ambiente così “matriarcale”… troppa! Rinunciamoci!

Gli uomini si sono dati alla macchia dunque, e come dargli torto! Perché fare un lavoro che non conferisce prestigio sociale, non promette lauti guadagni ed è pure una grande fatica? Per non parlare poi dei rischi del lavoro educativo: malattie da stress, burnout, etc… E invece… che pena questi servizi privi di figure maschili. Sapessero gli uomini che vi hanno rinunciato quanto potrebbero essere utili. Quanti benefici e quanta ricchezza potrebbero dare ad un servizio educativo.

  • Educazione alla parità dei sessi. È qui, nelle nostre scuole, abitate da sole donne, che i bambini imparano il femminile ed il maschile. Quale miglior esempio di Uomo che un uomo che sappia “prendersi cura di”? anche gli uomini sanno consolare, sanno preoccuparsi, sanno ascoltare con occhio interiore, lo possiamo notare fin dalla più tenera età, ma li educhiamo a diventare maschi (non uomini) sotto un triste e sofferente matriarcato.
  • Smorzare l’insostenibile insofferenza femminile. Purtroppo, le donne cercano di essere solidali, senza pensieri, leggere, senza riuscirci, non è nella loro natura. Grazie al cielo esistono gli uomini! E allora ospitiamoli nelle nostre scuole, accogliamoli e lasciamo un po’ le redini del controllo, spartiamo con loro questa grande fatica del crescere e far crescere, avremmo un sorriso in più e qualche pensiero in meno.
  • Ancora sul gender. Esistono donne maschiliste, molte più di quante s’immagini. Esse portano avanti un’educazione mascherata di rosa, in cui l’uomo per essere uomo deve essere maschio e le donne devono essere femmine. Non donne, essere donne è molto più complesso ed articolato, ha a che fare poco col gender. Chi pensa ad un mestiere di cura come un mestiere femminilizzante ha sicuramente un pregiudizio e un giudizio sul gender, spesso non portato a coscienza.
  • Contenimento. Chi lavora con la disabilità e non solo, sa che cosa significa contenere fisicamente un bambino in preda d un raptus di rabbia o un momento di scarico nervoso. È faticoso, qui grandi e forti braccia, sicure e ferme aiuterebbero. Un buon sicuro contenitore fisico ed emotivo.

Per concludere alla domanda iniziale.. quale futuro per gli uomini di domani? Non esiste solo la scuola come luogo educativo, i bambini hanno e avranno l’opportunità di fare incontri ed esperienze e conoscere anche uomini sensibili ed affettuosi, che possano insegnare loro che essere uomini non è essere maschi. Sì, ma perché non partire proprio dalla scuola? Perché non inserire qui esempi maschili validi? Come crescono questi “ometti” in mezzo a tutte queste donne?.. lo sappiamo già, tristemente incompresi. Perché noi donne spesso presumiamo di sapere come si stia nei panni altrui, anche quelli maschili; purtroppo così non è, e dobbiamo ammetterlo.

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