ARGENTO VIVO: LA FRAGILITÁ DELL’ETÁ ADOLESCENZIALE E IL DISTURBO ADHD

A Sanremo 2019 Daniele Silvestri porta una canzone importante: una denuncia sociale, un grido di aiuto, una protesta che batte i piedi per terra.

Il testo della canzone è diretto e graffiante, e ci tocca tutti. Argento vivo parla di adolescenza, di quell’età transitoria difficile sia da vivere che da accompagnare. È un testo che fa riflettere. Adolescenza e ADHD sembrano essere i perni della sofferenza, il diverso, lo sbagliato.

“Ho sedici anni ma è già da più di dieci che vivo in un carcere…Costretto a rimanere seduto per ore, immobile e muto per ore ,Io, che ero argento vivo” .

È in adolescenza, quando si sviluppano maggiormente le competenze sociali, il gruppo dei pari diventa fondamentale per il passaggio all’età adulta, che il bambino “problematico” di una volta da voce al suo lamento. Ha vissuto anni da sedato, da diverso, anche da sbagliato. Gestire un bambino con ADHD non è sicuramente facile per l’adulto, sono necessarie pazienza, comprensione, sensibilità, anche polso. E forse, gestire un adolescente è ancora più difficile.

“ ero argento vivo e qui dentro si muore questa prigione corregge e prepara una vita che non esiste più da almeno vent’anni”

… non è che forse le cure farmacologiche e i provvedimenti disciplinari nelle scuole siano antiquati? Oggi sappiamo che lavorando su fattori ambientali esterni invece che fissarsi sul soggetto in disagio porta a migliori risultati…porta all’inclusione. L’inclusione è ciò che avviene quando ognuno sente di essere apprezzato e che la sua partecipazione è gradita.


“A volte penso di farla finita.. a volte penso che dovrei vendicarmi ..Però la sera mi rimandano a casa, lo sai perché io possa ricongiungermi a tutti i miei cari come se casa non fosse una gabbia anche lei e la famiglia non fossero i domiciliari”

… vendetta o suicidio? O me o loro?…la sofferenza vuole essere vista. Vuole essere provata a chi l’ha provocata. Il carcere non è solo a scuola ma anche a casa, che dovrebbe essere invece un nido sicuro e protetto dove poter essere totalmente se stessi.

“E mi mantengo sedato per non sentire nessuno…Tengo la musica al massimo
E volo
Che con la musica al massimo
Rimango solo”

meglio evadere, meglio la solitudine alla non comprensione degli adulti, inadeguati, che applicano soluzioni che soffocano la matrice naturale di questo ragazzo, che pur con un disturbo ha qualcosa da esprimere; è anche lui persona, unico, e meritevole di ascolto.

“Ma non capiscono un cazzo, no
Io non mi ci riconosco e non li voglio imitare..Avete preso un bambino che non stava mai fermo … L’avete messo da solo davanti a uno schermo
E adesso vi domandate se sia normale
Se il solo mondo che apprezzo 
È un mondo virtuale”

… per farli stare “buoni e tranquilli” questi bambini li mettiamo ore e ore davanti alla tv… Oramai dovrebbero essere noti a tutti gli effetti negativi che ha la tv su un bambino piccolo, così come la sui prolungata fruizione. Ci stupiamo poi se arrivati a 16, 17 anni l’unica realtà che vogliono è quella virtuale? Hanno trovato quel contenitore sicuro, una sicurezza e una consolazione nella scatola colorata che gli abbiamo messo davanti; cose che avrebbe dovuto trovare negli adulti di riferimento e nei luoghi della sua crescita.

– ADHD. Disturbo di deficit e iperattività. Chi ha questa diagnosi solitamente assume farmaci tra cui i principali effetti positivi sono a carico del mantenimento dei livelli di attenzione, dell’impulsività e dell’iperattività. Sedativi per calmare, per tenere a bada qualcuno che. ha un funzionamento diverso dalla cosiddetta “norma”-

“Io che ero argento vivo, dottore
Io così agitato, così sbagliato 
Con così poca attenzione 
Ma mi avete curato
E adesso mi resta solo il rancore….Un’aula come cella

 è un carcere… in cui non c’è più attività, l’impulso muore e la libera espressione è negata perché diversa e per ciò spaventa.

Nella struttura e fingono 
Ci sia una cura un farmaco ma su misura
Tengo la musica al massimo

….Anche qui un sedativo.. la musica tiene fuori, tiene tranquilli, veicola anche le emozioni inespresse.

“Ti dico un trucco per comunicare
Trattare il mondo intero come un bambino distratto
Con un bambino distratto davvero è normale
Che sia più facile spegnere
Che cercare un contattoIo che ero argento vivo, Signore
Io così agitato, così sbagliato
Da continuare a pagare in
Un modo esemplare
Qualcosa che non ricordo di avere mai fatto”

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