LA NINNANANNA COME REGOLATORE EMOTIVO.
In cima alle preferenze dei bambini piccoli si trovano senza dubbio le performance canore della mamma. Quando la mamma canta, la sua voce ha un effetto ipnotico, capace di distrarre il bambino da qualsiasi gioco o attività. Ma come nascono le ninnenanne? Per quale funzione?
Le ninne nanne un tempo erano dei veri e propri lamenti di sfogo, di frustrazione, di liberazione, funzionali ad alleviare le sofferenze della madre.

«Dai tempi dei tempi le ninne nanne non cullano solo i bambini, cullano anche le mamme. Soprattutto le hanno cullate nei secoli passati quando, sfinite dai lavori nelle campagne, in quel cantare, in quelle nenie serali, riversavano tutto il penare delle loro estenuanti giornate, delle loro vite.» (Federico García Lorca)
Col tempo si è perso il senso antico della ninnananna. Oggi, infatti, tendiamo a pensare alle ninnenanne come a canzoni dolci e rasserenanti con il solo scopo di far addormentare i bambini. C’è di più : queste canzoni sono intrise di emozioni, esse sono capaci di connettere madre e figlio, di legarli in una relazione circolare. E ancora, non sono solo canto, sono anche tensioni e distensioni corporee, esse contribuiscono a creare fiducia, e influiscono sulla crescita del bambino e alla serenità della madre.
Vediamo che utilità e funzione ha il canto della ninnananna, sia per il bambino che per la madre.
- Il canto ha una preziosa attività di regolazione sugli stati di arousal del bambino, nel lattante ha un effetto modulatore. Dieci minuti di canto agiscono riducendo il livello di cortisolo, l’ormone dello stress, se questo si presenta elevato, mentre, se il bambino è in uno stato di sopore o quiete, migliora la sua soglia di attenzione. A proposito esistono numerose ricerche di tipo fisiologico sui bambini alle prese con la musica, basate proprio sul dosaggio di alcuni ormoni, in particolare il cortisolo, il quale viene prodotto dal surrene soprattutto in condizione di allarme. È stato accertato che il canto materno è responsabile di una diminuzione rilevante dei livelli dell’ormone, che dura almeno 25 minuti, segno di un calo dello stress.
- Caratteristica del canto è di favorire, rispetto al parlato, un movimento più coordinato del corpo e degli arti del bambino, migliorando la sincronizzazione emotiva tra madre e bambino. Durante il canto sia la madre che il bambino percepiscono ed emanano segnali corporei che indicano tranquillità e serenità o tensione ed ansia. I messaggeri di questo linguaggio relazionale sono rappresentati dalle tensioni muscolari, dal respiro, dall’attività degli occhi e dei gesti che entrambi i soggetti utilizzano come strumenti di accesso o inibizione alla relazione in questa esperienza di contatto intimo: la percezione della realtà è tratta dal dialogo tensione-detensione corporea che i due si rimandano nel linguaggio protomusicale.
- Il canto è un’attività liberatoria, permette di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni. Attraverso la voce, tonalità, colore, espressione è possibile liberarsi e alleggerirsi l’animo. La mamma che canta, tira fuori, utilizza questa valvola di sfogo e si sente meglio,
- Quando la madre, come avviene nelle ninne nanne, instaura con il bambino un dialogo non verbale, allo stesso tempo né distaccato né intrusivo, dedicandogli a sufficienza, tempo ed attenzione, partecipa alla genesi delle sue prime strutture mentali, co-generando lo sviluppo del suo pensiero attingendo alla profondità delle radici affettive della relazione. In altri termini, la madre insegna al bambino a “pensare” come lei “pensa”. Si realizza un gioco di specchi, in quanto, nell’ambito di questa comunicazione non verbale precocissima, il bambino apprende le modalità strutturate e strutturanti del funzionamento materno se ne nutre, facendole sue.
- Dal punto di vista del benessere della madre, esso è collegato a quello del figlio; il benessere di un bambino che piange meno e dorme meglio si accompagna ovviamente anche al benessere della madre.
