Tema delicato, delicatissimo quello delle foto dei minori sui social. Tralasciando la parte legale della questione, che ha visto numerosi e spinosi casi di minori e adulti coinvolti in pittoresche cause legali, voglio qui affrontare la parte pedagogica, educativa e sociale della pubblicazione di foto dei minori sui social.

Assistiamo ultimamente ad una sovraesposizione dell’immagine del neonato sui social. Le mamme di oggi, ex adolescenti 2.0, utilizzano in maniera spontanea il social, condividendo ogni parte della loro vita: sfera lavorativa, amicale, relazionale e così via. Le neomamme 2.0 sono felici, entusiaste, orgogliose (e giustamente) di aver messo al mondo il loro bel bimbo, condividono ogni momento: dal letto di ospedale (giorno 0) alla foto del pargoletto vestito a festa con numero e palloncini che compie tre, quattro, cinque mesi di vita; Si scambiano like e pubblicano numerosi post a difesa e a riconoscimento della fatica dell’essere madre. I profili social delle mamme 2.0 sono spesso profili che se scorti ci mostrano innumerevoli foto del loro bambino, accompagnate da didascalie o dediche amorevoli e totali.
I profili così esclusivamente gestiti potrebbero però essere pericolosi per la mamma e per il bimbo. La mamma (che non è solo mamma ma è anche donna, compagna, professionista, sorella, figlia e molto altro..) assalita da tante fatiche, non trova più lo spazio per esprimere le sue altre parti; parti importanti e fondamentali per farla stare bene e per far si che non si perda che non si confonda, che non arrivi più a riconoscersi in altri pezzi (suoi) che non siano quelli della madre. La madre che pubblica solo foto del bambino crea un posticcio.

Nel caso dei bambini bisogna ricordare che sì, sono figli, ma che sono anche persone e sono cittadini. Non dobbiamo dimenticarci che essi non sono proprietà, sono esseri umani; godono anch’essi dei nostri stessi diritti. Hanno diritto a formarsi un’identità propria, alla libera espressione e alla formazione di una singolare opinione.
Quando la mamma o un parente pubblica una foto del minore sui social, spesso senza chiedere l’autorizzazione ai diretti interessati, sta scegliendo già implicitamente una forma d’identità, di distinzione e personalità del minore; essa viene espressa nella scelta della foto e nella sua didascalia, a volte anche nella scelta degli hashtag che l’accompagnano. Proviamo ora a pensare in un futuro prossimo ai nostri bambini.. ormai adolescenti, magari adulti… che si ritrovano foto loro mentre fanno il bagnetto a 2 mesi, o con espressioni particolari e didascalie bizzarre scelte dai genitori. Può essere che questi non si ritrovino in queste immagini e/o modo di raccontarsi? Può essere che siano infastiditi? Si, può capitare, come a noi può capitare di non condividere la pubblicazione, da parte di un’amica, di una foto in cui non siamo venuti particolarmente bene: difatti, rimuoviamo tag o nascondiamo la foto ai nostri seguaci.
Se invece decidiamo di non pubblicare alcuna foto dei nostri momenti privati con i bambini o ne limitiamo l’esposizione, allora esprimiamo, nel tempo, l’importanza della privacy, dei momenti solo nostri; riserviamo per noi un momento particolare che potremo raccontare e condividere con i più cari in modo esclusivo; in questo modo restituiremo al minore un senso di riservatezza, di protezione e di sicurezza. I momenti più intimi sono solo nostri, essi sono da preservare, ci arricchiscono e ci riscaldano il cuore. Chissà che non siano proprio loro, quei bambini ormai cresciuti, che, una volta aperta la propria pagina social, decidano di condividere un giorno quella foto vecchia e particolare.. è lì che vedremo come scelgono di mostrarsi.
